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	<title>Inventiamo il futuro</title>
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	<description>Fare presto e bene perchè si muore "Danilo Dolci"</description>
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		<title>&#8220;Fare presto e bene perchè si muore&#8221; Danilo Dolci</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 13:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bollettinocongliamici</dc:creator>
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		<category><![CDATA[economia locale]]></category>

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		<description><![CDATA[All&#8217;ordine che tenta fondarsi sulla paura è necessario opporre l&#8217;osare creativo fondato sul sereno coorganizzarsi Danilo Dolci Einstein da qualche parte ha scritto (cito a memoria) che è impossibile risolvere i problemi dell&#8217;umanità se si continua a utilizzare il modo di pensare che li ha generati.. A cura di francesco cappello e roberto lepera &#160; &#160; Una moltitudine inarrestabile Come [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=inventiamoilfuturo.wordpress.com&amp;blog=4977037&amp;post=1&amp;subd=inventiamoilfuturo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em><strong>All&#8217;ordine che tenta fondarsi sulla paura è necessario opporre l&#8217;osare creativo fondato sul sereno coorganizzarsi</strong> Danilo Dolci</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Einstein da qualche parte ha scritto (cito a memoria) che<br />
</em><em><strong>è impossibile risolvere i problemi dell&#8217;umanità se si continua a utilizzare il modo di pensare che li ha generati..</strong></em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>A cura di francesco cappello e roberto lepera</p>
<p><img class="alignright" style="border:0;" src="http://www.sitodenuclearizzato.eu/globali/immagini/banner_230x30.png" alt="Sito denuclearizzato" /></p></blockquote>
<blockquote>
<h1><em> </em></h1>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=3z9uyQ6rRNw&amp;feature=player_embedded#!"><strong>Una moltitudine inarrestabile </strong><br />
</a>Come è nato il più grande movimento al mondo e perché nessuno se ne è accorto di <a href="http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/autore/55/">Paul Hawken</a></p>
<p>Ogni giorno, in ogni paese, nascono organizzazioni impegnate nella difesa della giustizia sociale e nella promozione della sostenibilità ecologica. Sono piccole, piccolissime, non vengono rilevate dai media tradizionali, il potere politico spesso le ignora o cerca di intralciare e sminuire la loro attività. Queste associazioni non si riconoscono nelle ideologie tradizionali e non fanno riferimento a leader o a istituzioni centrali. Hanno obiettivi che dipendono dal contesto in cui operano e dalla sua storia. Si servono di tecnologie per comunicare e creare network sempre più estesi, e costituiscono il più importante movimento nella storia dell’umanità. Proprio come il sistema immunitario, i cui anticorpi si attivano ogni volta che la nostra salute viene messa in pericolo, <em>Moltitudine inarrestabile</em> dà conto della risposta di milioni di persone alle minacce che vengono portate all’integrità della nostra casa, la Terra, e a quella dei suoi abitanti, tutti noi.</p>
<p>Dall’Australia all’Italia, dal Brasile alla Cina, dagli Stati Uniti alla Russia: in tutto il mondo, milioni di uomini e di donne agiscono nella convinzione che le ferite alla Natura sono ferite inferte a ciascuno di noi. Gestione dell’acqua, tutela della biodiversità, diritti dell’infanzia e dei lavoratori, impegno per uno sviluppo più sostenibile e per contrastare il riscaldamento globale, tutela dei patrimoni linguistici e culturali che danno forma ai luoghi in cui viviamo: migliaia di organizzazioni collegate tra loro in reti fluide, dinamiche e capaci di rapidi adattamenti operano in questi e in moltissimi altri settori. Paul Hawken ricostruisce le radici di questi movimenti e, per la prima volta, ne fornisce le coordinate e le metafore con cui descriverli, lasciandoci la convinzione che i loro risultati saranno una delle più grandi eredità che il nostro tempo potrà offrire alle generazioni che verranno.</p>
<p>@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@</p>
<p><strong><em>Michel Bauwens: &#8220;L&#8217;avvenire è peer-to-peer&#8221;</em></strong></p>
<p>La collaborazione tra pari esce dalla rete per ricreare la realtà e si impone come nuovo paradigma produttivo. Parola di un filosofo convinto che la partecipazione sta al capitalismo odierno come il welfare a quello del &#8217;900.</p>
<div id="text">
<p><img src="http://www.visionpost.it/files/images/05182009113354.jpg" border="0" alt="Michel Bauwens" width="212" height="160" align="right" /> Molti sono alla ricerca di un nuovo paradigma economico e sociale che prenda il sopravvento nel 21mo secolo e superi il capitalismo. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Michel_Bauwens" target="_blank">Michel Bauwens</a>, filosofo belga, lo ha individuato nel peer to peer (p2p). E non parliamo solo di sistemi per scambiarsi file su internet attraverso protocolli che sfruttano risorse condivise, ma di un modo di produzione non gerarchico, decentrato, da pari a pari, che esca dalla rete e contamini tutta la società, come negli esempi proposti in queste pagine. Bauwens, che insegna alla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dhurakij_Pundit_University" target="_blank">Dhurakij Pundit University</a> di Bangkok, con la <a href="http://p2pfoundation.net/" target="_blank">P2P Foundation</a> si occupa di raccogliere e sistematizzare tutte le esperienze di cooperazione libera, orizzontale, dal basso, open source. In uno scorso <em>Chips&amp;Salsa</em> lo <a href="http://visionpost.it/dlife/i-nuovi-resistenti.htm" target="_blank">avevamo definito</a> «<strong>evangelista del peer to peer</strong>», oggi gli chiediamo di introdurci in questo nuovo paradigma di produzione.</p>
<p><strong>Cosa intendi per p2p?</strong><br />
Tutti ormai usano programmi peer to peer di condivisione di file per scaricare video o musica. Ma l&#8217;uso che faccio io del termine è più ampio. Fondamentalmente in quei programmi ogni computer del sistema agisce come un pari tra altri pari. Non c&#8217;è una macchina centrale da cui scaricare un film. Per me la caratteristica principale dei sistemi p2p è proprio la possibilità che danno agli individui di entrare liberamente in relazione con gli altri e di agire insieme. Possiamo chiamarlo network distribuito e decentrato, in cui il potere è spezzettato e diviso tra tutti. Pensate alla differenza tra un&#8217;autostrada costruita da qualcuno tramite una decisione dall&#8217;alto, e un sentiero nel bosco, che nasce dal passaggio di diverse persone.</p>
<p><strong>Come funzionano le comunità p2p nel senso allargato in cui le intendi tu?</strong><br />
Le comunità di produzione tra pari sono basate su dinamiche sociali particolari: se sei un programmatore di sofware libero o se scrivi su Wikipedia sei un volontario non pagato, ma sei spinto dalla tua passione e da una forte motivazione. Questo è il sogno delle imprese: lavoratori motivati. Nel mondo p2p gli individui non motivati sono automaticamente esclusi, perché non hanno altri motivi per partecipare, e questo ne fa un ambiente straordinariamente produttivo. E poi nella produzione tra pari c&#8217;è un nuovo modo di guardare alle persone, che io chiamo equi-potentiality. Invece di decidere un modo di produzione e poi assumere persone per portarlo a termine, disegno un compito e lo divido in pezzi più piccoli possibili. Poi serve un sistema che permetta alla gente di far coincidere le idee e le capacità, con i compiti da svolgere, proprio come fa Wikipedia. Il meccanismo è basato sull&#8217;autoselezione.</p>
<p><strong>Si tratta di un processo così rivoluzionario?</strong><br />
Per me questo è un punto di svolta sociale nella nostra civiltà. Per semplificare lo scambio di informazioni e di beni abbiamo dato vita a società gerarchiche. Oggi le nuove infrastrutture tecnologiche permettono una coordinazione globale di piccoli gruppi. Quindi la novità è che possiamo creare artefatti sociali molto complessi, come Wikipedia o Linux, senza bisogno di un&#8217;organizzazione gerarchica in cui qualcuno dica agli altri cosa devono fare: una moltitudine di individui e gruppi si coordinano e controllano il loro lavoro. Credo che in questo ci sia un grande potenziale di liberazione che conduce verso alternative aperte, basate sui beni comuni e sulla partecipazione che sono legate al p2p, in cui le gerarchie sono flessibili e le strutture aperte alla partecipazione.</p>
<p><strong>Quali processi sociali vi stanno alla base?</strong><br />
Parliamo di tre nuovi tipi di processi sociali che ora avvengono non su scala locale ma su scala globale. Il primo è la produzione tra pari, cioè la capacità di produrre valore comune. Il secondo è la governance p2p, cioè la capacità di gestire questi processi senza ricorrere a gerarchie e centralizzazione. Il terzo è la proprietà p2p, cioè la possibilità di proteggere i beni comuni e i prodotti del lavoro comune dall&#8217;appropriazione privata. Se chiudo l&#8217;accesso a un bene dicendo che è mio e non più tuo distruggo l&#8217;intera comunità. Questo non significa che questi beni o informazioni non possano essere usati da un&#8217;azienda, per esempio, per mezzo di licenze come quelle che proteggono il software libero. Tutti possono usarlo a patto però che non lo privatizzino e rilascino i loro prodotti nel dominio pubblico.</p>
<p><strong>Non è un orizzonte così semplice da intravedere&#8230;</strong><br />
Infatti dobbiamo aprire la nostra immaginazione politica e sociale: siamo abituati a pensare all&#8217;alternativa tra stato e mercato. Da una parte privatizzazione e liberismo, dall&#8217;altra l&#8217;intervento dei governi per salvare le banche, per esempio. La produzione p2p ci invita a guardare a un terzo modo di trovare soluzioni politiche, economiche o sociali che siano organizzate sui gruppi umani.</p>
<p><strong>Secondo te il p2p rimarrà limitato a nicchie di produzione o si espanderà?</strong><br />
La storia del capitalismo è fatta di grandi ondate di crescita basate su tecnologie rivoluzionarie. Ciclicamente, il capitalismo si trova di fronte a una crisi, e da queste crisi il mondo esce cambiato. Credo che ora stiamo andando verso qualcosa di simile: il mondo fondato sul sistema di produzione industriale sta crollando e non sappiamo cosa troveremo al suo posto. Probabilmente però le nuove tecnologie su cui si baserà il sistema futuro saranno il web e le tecnologie dell&#8217;informazione; esse stanno già crescendo alle periferie del sistema industriale. Il modello futuro dovrà includere l&#8217;apertura alla partecipazione e alla produzione tra pari, proprio come il capitalismo di oggi ha dovuto inglobare le idee socialiste con il welfare e il suffragio universale, per esempio.</p>
<p><strong>Quali sono le misure che proponi per raggiungere quell&#8217;orizzonte?</strong><br />
Dobbiamo favorire l&#8217;apertura delle infrastrutture, ovviamente. Ma abbiamo bisogno anche di tre tipi di istituzioni: la prima sono i beni comuni, che vanno protetti finanziando l&#8217;innovazione sociale, per esempio ricercatori che producono nuovi farmaci e invece di brevettarli li mettono a disposizione di tutti. Poi dobbiamo favorire le pratiche economiche sostenibili: sostegno alle piccole imprese che fanno innovazione sociale, per esempio. Infine è necessario sostenere quell&#8217;1% di persone che sono più attive nella produzione p2p. Infatti il 90% circa degli utenti di progetti da pari a pari ne fa un uso passivo, il 10% contribuisce saltuariamente, e l&#8217;1% invece è composto da persone che lavorano al progetto a fondo. Questo 1% deve poter sopravvivere senza fare altri lavori. Le città e le regioni che sapranno dar vita a queste tre istituzioni saranno più interessanti per le comunità p2p ma anche per il business: saranno economicamente più forti.</p>
<p><strong>Nessuno, però, ha ancora trovato il modo per difendere i diritti di chi produce contenuti gratuiti per il web&#8230;</strong><br />
Per questo dobbiamo accelerare questo processo e favorire le domande sociali che spingono per il peer to peer, l&#8217;accesso libero, i beni comuni. Già oggi in fondo assistiamo alla nascita di un welfare dal basso basato su beni comuni e p2p: ci sono comunità che vengono sostenute da aziende per portare avanti progetti collaborativi, per esempio quella del software open source. Ciò però non garantisce i singoli individui: c&#8217;è bisogno di un reddito di base per tutti, che permetta di affrontare i periodi di transizione da un lavoro all&#8217;altro o quelli in cui si passa dal mercato alla produzione p2p. Dopo la seconda guerra mondiale l&#8217;idea di un welfare universale sembrava un&#8217;utopia. Eppure l&#8217;abbiamo ottenuto. Anche oggi dobbiamo contemplare riforme radicali.</p>
<p><em>Articolo pubblicato su Chips&amp;Salsa-Il Manifesto del 16 maggio 2009</em></p>
</div>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/" target="_blank"><img src="http://inventiamoilfuturo.wordpress.com/wp-admin/gfx/logo_newsread_manif.gif" border="0" alt="" /></a>Lunedì 18 maggio 2009 &#8211; 11:24 (10 giorni fa)</p>
<p><!-- PAGINAZIONE SU UNA O PIU' PAGINE --></p>
<p>Alessandro Delfanti e Maresa Lippolis</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.sitodenuclearizzato.eu"></a></p>
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