Inventiamo il futuro


Cooperative finanziarie-Risparmio autogestito-MAG

 

  

 

 

Loredana Aldegheri

1. Le origini dell’esperienza

La Mag nasce a Verona nel 1978 sulla scia di tante esperienze di autogestione che si costituiscono

in Italia nel lavoro industriale, in agricoltura, nei servizi.

E’ un fenomeno vasto, nazionale. Ne sono moventi originari e per molti aspetti tuttora validi:

* un diffuso desiderio di partecipazione nel lavoro anche come contestazione delle forme

tradizionali di organizzazione del lavoro;

* una domanda di partecipazione che si qualifica non per essere rivendicata a qualcuno, ma agita,

sperimentata, pensata;

* chi inizia a praticare l’autogestione non cerca il posto, ma coopera per procurarsi un lavoro a

propria misura, spesso inventandone lo spazio (es. interventi di agricoltura biologica,

costituzione di comunità di accoglienza per disabili, altri servizi alle persone).

Ricordo qui – per inciso – che proprio nel 1978 viene varata in Italia la legge 285 sulla occupazione

giovanile ed un capitolo importante di tale legge è “sulla nuova cooperazione”.

La legge sostanzialmente poi fallisce i propri obiettivi ma è indicativa del processo in atto.

2. La MAG come collegamento di nuove esperienze di cooperazione

La MAG nasce a Verona come Società di Mutuo Soccorso per iniziativa delle prime cooperative di

lavoro – nate da fabbriche in crisi e da esperienze di occupazione di terre incolte – unitamente

all’apporto di un gruppo di cittadini che, mossi da sensibilità e simpatia per l’autogestione, si

associano nella struttura MAG mettendo a disposizione anche diverse competenze professionali.

La MAG si struttura per esser fin dall’inizio un luogo politico e di collegamento tra le nuove

esperienze di cooperazione; un luogo di servizi aziendali a supporto di queste realtà nascenti; un

centro di raccolta di risorse finanziarie (liberamente versate dagli associati a titolo di prestito) per

interventi a favore delle imprese cooperative per loro necessità di esercizio e/o di investimento. Sta

qui tutta l’originalità MAG: il tener insieme la dimensione politica cooperativistica con il fare

un’impresa economicamente equilibrata.

Questi principi politici fondanti la MAG, hanno prodotto specifici luoghi tra loro connessi:

  

a)

 

 

 

 

la riflessione sulle pratiche dell’autogestione (con la MAG Società Mutua per l’Autogestione)

con:

– Colloquio d’avvio di nuove esperienze (motivazioni ed obiettivi).

– Colloquio in momenti di cambiamento o conflitto.

– Formazione della dirigenza ai vari livelli.

– Formazione tecnico professionale.

 

 

 

 

b)

 

 

 

 

la consulenza economico/patrimoniale/legale/professionale ed organizzativa alle Imprese sociali

(con la MAG Servizi Soc.Coop. a r.l.) con:

– Colloqui sulla fattibilità dell’impresa.

– Predisposizione di assetti giuridici e contrattuali.

– Stesura compartecipata dei profili organizzativi (ruoli e funzioni).

– Definizione del rapporto socio-impresa.

– Predisposizione, lettura ed analisi dei bilanci.

 

 

 

 

c)

 

 

 

 

l’autofinanziamento e l’autonomia delle risorse (con la MAG Fin ora con la CTM-MAG) con:

– Raccolta di risparmio.

– Politiche di capitalizzazione.

– Interventi finanziari.

La MAG nel tempo ha promosso centinaia di esperienze (circa 500). Ora le realtà collegate

(Cooperative/Associazioni) sono circa 180, prevalentemente situate nella provincia di Verona e

2

nelle provincie limitrofe. Costituiscono inoltre la compagine MAG: soci/e, lavoratori/lavoratrici,

professionisti e volontari (25 persone) e soci depositanti prestiti (300 circa). Più di 1000 sono le

lavoratrici ed i lavoratori occupati nelle realtà collegate che al 31.12.94 avevano globalmente un

volume d’affari di circa 65 miliardi.

Nella MAG constatiamo che la realtà dell’autogestione è in crescita quantitativa e qualitativa.

Si sviluppa attraverso imprese per lo più di piccola dimensione, radicate in un territorio preciso. In

essa i singoli e le singole possono “sentirsi parte”, esprimere relazioni, partecipare alle decisioni

anche imparando a decidere…

Queste imprese sociali che definiamo in termini politici, ma anche per lo spirito con il quale

operano, di area MAG, si fondano su scelte che via via sono diventate irrinunciabili:

* valore della singolarità di chi concorre: socio lavoratore/lavoratrice, socio volontario/volontaria e

conseguentemente valore delle relazioni umane che perciò si producono;

* l’investimento sulla crescita professionale e aziendale, non come realtà da subire per stare sul

mercato, ma come gusto a realizzare al meglio servizi e processi produttivi frutto di scelte, di

inventiva, di voglia di determinazione del proprio lavoro manuale od intellettuale che sia;

* l’attenzione a riconoscere e far crescere una dirigenza interna: dirigenza autorevole e garante di un

progetto ad un tempo economico ma anche sociale e politico;

* il sentire che l’esperienza dell’autogestione evidenzia un soggetto politico ed economico con

propri significati ed azioni, quindi con un “simbolico” che si rende visibile nella realtà anche

esterna nella quale si è.

 

 

 

3. Il rapporto con la comunità

Essere soggetto politico di autogestione significa non adattarsi ad idee, filoni culturali per cui alle

realtà cooperative ed associative non possono che spettare le briciole che ogni sistema lascia, ovvero

essere usate per compensare – nei momenti di crisi – le carenze di iniziativa dei mondi tradizionali

(Stato – Padronato).

Abbiamo la presunzione di discriminare rispetto a queste culture di utilizzazione anche quando si

presentano con il volto benevolo della concessione di beni e/o mezzi per la cooperazione e per il

volontariato.

Nella nostra esperienza favoriamo quelle realtà che, non per velleità, ma per genuinità di desiderio e

di volontà, vogliono “produrre un taglio” con un certo modo di vivere il lavoro spesso purtroppo

altalenante tra protesta/invocazione.

4. La politica dell’autogestione

Da questi ultimi passaggi, muovo per delle brevi conclusioni:

* c’è una diffusa realtà in Italia di cooperazione e di autogestione;

* c’è una marea di desideri latenti oltrechè potenzialità, specialmente nelle giovani generazioni.

E pensando a loro, alla loro spesso elevata scolarizzazione, sentiamo la responsabilità a dire con i

fatti che l’umano bisogno di sicurezza economica può essere soddisfatto per ognuno/a a partire da sè

in accordo con altri piuttosto che rivendicato magari illusoriamente a chicchessia o affidandosi a chi

garantisce la realizzazione dei sogni.

In un recente intervento il Prof. Stefano Zamagni (economista), così come ha detto molto

lucidamente la scorsa settimana anche Annarosa Buttarelli, ha affermato che “il livello attuale di

disoccupazione, oltre il 12% fa sì che i modi finora attuati di lotta al fenomeno: flessibilità dei

mercati, ricorso ai lavori pubblici tradizionali, varo dei lavori socialmente utili, siano del tutto

inadeguati”. “Per la piena, anzi per la buona occupazione”, prosegue Zamagni, bisogna fare la

“fatica ed il rischio della progettazione di nuove istituzioni economiche ed esse non preesistono alle

nostre azioni quasi fossero un dato di natura”.

3

“Fare di un’idea un’Impresa” è l’indicazione di questo ciclo di seminari promosso da Mimesis

(impresa sociale universitaria rivolta ai giovani).

Perchè questa indicazione si traduca in realtà, ci vuole proprio il rischio e la fatica di cui ha parlato

Zamagni. Ma io dico quanta fatica fanno comunque i giovani quando si cimentano per trovare “il

posto”? Concorsi – domande – colloqui infiniti – prove – richieste varie – lavoretti diversi.

Molti anni se ne vanno in tanti tentativi con aspettative e frustrazioni conseguenti.

Per qualcuno ci sarà certo qualche risultato soddisfacente.

“Stimare” perciò nelle giovani generazioni la disponibilità all’autogestione inventandosi il lavoro è

la sfida possibile del presente. Su questo caposaldo il nostro presente è in linea con l’origine MAG

ed in fedeltà con le più lontane radici del mutualismo solidaristico, quando fasce sociali povere di

mezzi combatterono l’omologazione della società di allora attraverso le prime forme di società di

mutuo soccorso (la MAG Soc.Mutua basa il suo statuto su una legge del 1886).

Assieme ad alcuni movimenti della cooperazione e dell’Associazionismo affermiamo che il Terzo

Settore (dell’economia no-profit) sta aprendo varchi eneludibili di costruzione di ambiti economici

e sociali oltre il settore speculativo e l’assistenzialismo statalistico con la nascita di cooperative di

servizi (asili nido, assistenza agli anziani), con le attività del commercio equo e solidale, con la

prossima costituzione della Banca Etica (per fare qualche esempio).

Per questi traguardi agiamo non da soccorritori di un sistema in crisi ma da soggetti pensanti che

rispetto “al bene lavoro”, al bisogno di lavoro e di reddito credono semplicemente quanto dice Carla

Lonzi in una frase molto azzeccata ed efficace:

 

 

 

 

“Il soggetto non cerca ciò di cui ha bisogno, ma lo

 

fa esistere”

 

 

 

 

.

* Illustrazione della Mag fatta presso l’Università di Verona il 20/04/95 all’iniziativa dell’Associazione Mimesis.

Verona, 11 Maggio 1995

 

 

 

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